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Happy Holidays – Recensione: mosaico di punti di vista

Presentato nella sezione Orizzonti alla 81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove si è aggiudicato il premio alla Migliore Sceneggiatura, Happy Holidays è distribuito in Italia da Fandango 

Happy Holidays è il nuovo film del regista palestinese Scandar Copti, una storia in cui le vicende di alcuni personaggi si intrecciano in un panorama composito dove nulla è come sembra. 

 

Rami (Toufic Danial), palestinese di Haifa, aspetta un figlio da Shirley (Shani Dahari), ebrea, e le fa pressioni per interrompere la gravidanza non sentendosi pronto a diventare padre, ma Shirley non vuole abortire. 

La sorella di Shirley, Miri (Merav Mamorsky), si trova ad affrontare due crisi contemporaneamente: la depressione della figlia adolescente e la scelta di Shirley, contraria al volere della sua famiglia, di portare a termine la gravidanza e dare alla luce il figlio di un arabo.

 

Frida detta Fifi (Manar Shehab), sorella minore di Rami, rimane coinvolta in un incidente stradale che, pur lasciandola illesa, rischia di svelare il suo segreto più intimo e inconfessabile. Il timore di Fifi di essere scoperta entra in conflitto con i piani della madre Hanan (Wafa Aoun), decisa a utilizzare l’inconveniente per ottenere un risarcimento che possa risanare la crisi finanziaria della famiglia, e con il legame affettivo con il giovane medico Walid (Raed Burbara). 

 

[Il trailer italiano di Happy Holidays]

 

 

 

Le storie interconnesse di due famiglie, l’una ebrea e l’altra arabo-palestinese, raccontate in Happy Holidays da diverse prospettive mostrano le trame spesse e intricate del conflitto isrealo-palestinese (precedenti al 7 ottobre 2023) nelle sue diramazioni sociali e culturali all’interno della famiglia e nel difficile dialogo fra generazioni. 

 

Copti entra a gamba tesa all’interno di queste due famiglie divise da dilemmi morali sempre più incalzanti e sempre più simili fra loro, con lo scopo preciso di mostrarci una società che appare omogenea e compatta nell’approccio conservativo e patriarcale, soprattutto in tema di limitazione della libertà femminile, ma profondamente divisa e razzista quando si tratta di estrazione sociale e provenienza etnica. 

Il titolo Happy Holidays, che in italiano significa "buone vacanze", richiama il periodo delle festività pasquali in cui si verificano gli eventi, che si rivela con un po' di ironia tutt’altro che sereno e felice per entrambe le famiglie. 

 

Regia e sceneggiatura collaborano nel comporre il quadro delle varie prospettive in conflitto con una messa in scena semplice eppure stratificata, di graduale disvelamento, che non si fa mai giudicante ma vuole lasciare che sia lo spettatore a sperimentare anche emotivamente una realtà di difficile lettura.

 

 

[Tre momenti di Happy Holidays] 

 

 

Scandar Copti, in veste di sceneggiatore, regista e montatore, scava al di là della polarizzazione di vedute ponendo domande sul patriarcato, sulla militarizzazione della società israeliana, sulla libertà delle donne e di tutto il popolo con loro, eliminando qualsiasi differenza sensibile fra i personaggi e limitandosi a sottolineare la profonda divisione culturale grazie all'uso alternato della lingua ebraica e dell’arabo, che può essere veramente apprezzata solo nella versione originale.  

 

Happy Holidays sconta a mio avviso il solo difetto di una struttura narrativa eccessivamente affollata di personaggi, che se da un lato arricchisce la complessità delle vicende e dei temi trattati, dall'altro rischia di sovrapporre le varie storie e di sovrascriverne continuamente la portata emotiva.

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