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The Bear 4 - Recensione: siamo già arrivati al dessert?

La quarta stagione di The Bear chiude (forse) un cerchio che nel 2022 era iniziato con un panino e tanti, troppi sensi di colpa 

Tutti i dieci episodi della quarta stagione di The Bear sono disponibili su Disney + dal 26 giugno.

 

Carmy torna ai fornelli e arriva il momento di tirare le somme: quale sarà il futuro del ristorante più amato della TV?   

 

 

[Il trailer ufficiale della quarta stagione di The Bear]

 

 

La terza e la quarta stagione di The Bear sono state girate insieme, un tutt’uno poi diviso per questioni di praticità e godibilità sullo schermo. 

 

Se in molti, infatti, hanno trovato la terza stagione più monotona rispetto alle precedenti, la quarta può davvero definirsi la perfetta chiusura di un cerchio. 

 

La famiglia Berzatto lotta con tutte le sue forze per cercare di far decollare un ristorante che sembra non voler prendere davvero vita, perennemente a un passo tra il fallimento e la perfezione; a questo si aggiungono i problemi personali di ognuno: Sydney (Ayo Edebiri) deve decidere se accettare la proposta di uno chef di aprire un nuovo ristorante o continuare il suo viaggio al The Bear, Richie (Ebon Moss-Bachrach) ha paura che sua figlia si dimentichi di lui, mentre Nat (Abby Elliott) deve affrontare la vita da neo-mamma.

 

Come se non bastasse, arriva anche l’ultimatum dello zio Jimmy (Oliver Platt): due mesi di tempo per risollevare il locale, in caso contrario ci sarà la chiusura immediata.

 

 

[Ayo Edebiri in una scena della quarta stagione di The Bear]

 

 

Al vertice di questa piramide c’è Carmy (Jeremy Allen White), non perché sia più importante degli altri, ma per il semplice fatto che è da lui che sembra dipendere il successo di The Bear. 

 

Le sue manie, le sue ansie, la sua rabbia e la sua fragilità si ripercuotono sul ristorante e sulla brigata, sulla sua famiglia e su Claire (Molly Gordon). 

Ha paura dell’ordine, ha paura di stare bene e cerca sempre di sabotare qualsiasi cosa possa andare per il verso giusto. Questo succede quando si continua a inseguire un sogno che non ci appartiene più. 

 

The Bear ci parla costantemente del tempo, ci posiziona tabelloni con ore e minuti in ogni angolo e non perde mai l'occasione per inquadrarli. 

Per enfatizzare ancor di più questo aspetto, nella cucina più caotica di Chicago è stata appesa la frase “Ogni secondo conta” che con il proseguire delle puntate diventa un motto, un qualcosa che ci si continua a ripetere per andare avanti, giorno dopo giorno.  

 

Ma che senso ha cercare di essere in tempo con l’uscita dei piatti in sala se la sensazione è sempre quella di essere in ritardo con la propria vita? Per riflettere sulla vita, alla fine, non si può prescindere dalla morte e dal modo in cui decidiamo di affrontarla.

 

 

[Jeremy Allen White in una scena della quarta stagione di The Bear]

 

I fantasmi del passato sono sempre lì, ci impediscono di pensare al futuro e qui hanno il volto sorridente di Michael (Jon Bernthal), il fratello di Carmy e Nat morto suicida. 

 

Alimentare i sensi di colpa per la sua morte non lo riporterà indietro e nemmeno continuare a punirsi per non aver colto i segnali. 

Non c’erano segnali, nessuno avrebbe potuto salvarlo da sé stesso. 

 

The Bear non parla di cucina, non ne ha mai parlato.

Questa serie è un’analisi lucida e vivida di che cosa significhi essere umani, farsi consumare dall’amore e dai sensi di colpa, continuare a schiantarsi nella speranza di raggiungere un obiettivo che forse non ci appartiene più, aggrapparci alla vita con le unghie e con i denti, imparare a lasciarsi andare...   

 

"Let it rip".

 

The Bear si riconferma una delle serie TV migliori degli ultimi anni, da assaporare lentamente per coglierne tutte le sfumature, per ridere, piangere e per diventare un nuovo membro della sgangherata famiglia Berzatto.

___ 

 

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