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Amici Come Prima - Recensione

Dopo aver toccato con mano l’inadeguatezza di certa commedia italiana che ci viene spacciata per grande cinema, ho voluto proseguire masochisticamente la mia indagine sul cinema natalizio.

 

Così, una volta entrato in questo girone infernale, ho deciso di bere l’amaro calice fino in fondo.

Era un mio dovere morale andare a vedere Amici Come Prima, la grande reunion della ritrovata coppia Boldi - De Sica.

 

 

[Noi non ci siamo]

 

Dopo la visione dell’irritante Moschettieri del Re, infatti, non riuscivo a capacitarmi che, giunti ormai a fine 2018, potesse esistere un cinema peggiore di quello.

Finanche un cinepanettone.

Allora ho preso il coraggio a due mani e, in un gelido pomeriggio d’inverno, ho fatto il biglietto e sono entrato in sala.

 

L’ultimo cinepanettone che avevo visto al cinema era Natale a New York.

Massimo Boldi aveva già divorziato dal suo compagno di avventure e al suo posto, come la mitologica Idra di Lerna, erano spuntati tre mostri sacri del cattivo gusto, la Troika della comicità più demente della storia italiana: Alessandro Siani, Paolo Ruffini e Francesco Mandelli.

 

Dopo quella visione nefasta, dove il mio Q.I. era passato improvvisamente da persona media a grillino iscritto a Rousseau, non mi sono mai più ripreso, e mi sono autoinflitto il Daspo a vita da tutti i cinema d’Italia nei periodi festivi.

Fino ad oggi.

 

 

[Vieni a giocare con noi. Per sempre.]

 

 

C’è da dire, però, che a me il Christian De Sica regista non è mai dispiaciuto fino in fondo, almeno in quell’unico film che ho visto una marea di volte in televisione, Simpatici e Antipatici.

 

Non tutti lo conoscono, complice anche il fatto che il dvd sia colpevolmente fuori catalogo da anni.

In quel film, che è poco più di un film tv, intendiamoci, De Sica riesce a infilare una neanche troppo velata critica all’alta borghesia romana, quella dei cafoni arricchiti, mettendo a nudo tutta la loro miseria umana e la loro meschinità, da cui lui si dissocia schierandosi dalla parte dei più deboli.

 

Chiaramente è una critica borghese, quasi democristiana, non c’è da aspettarsi niente di rivoluzionario. Però il finale era amaro, perché De Sica, da arricchito gioielliere impiegato nell’oreficeria del suocero, preferisce finire a fare il cameriere nel circolo di tennis che frequentava come cliente piuttosto che scendere a compromessi con i suoi ex amici stronzi.

 

[La scena madre]

 

 

Amici Come Prima, secondo me, si riallaccia idealmente a quel tipo di storia e di visione: in questo caso De Sica interpreta Cesare Proietti, direttore di un hotel di lusso con decenni di esperienza nel campo, che viene licenziato dai padroni da un giorno all’altro.

La causa? La vendita della catena di alberghi a dei ricchi cinesi.

 

Per i numerosi tagli al personale dell’hotel viene esplicitamente incolpata la globalizzazione. Inoltre il personaggio di De Sica, dopo la disgrazia, non si mette a leccare il culo ai nuovi padroni per essere assunto di nuovo o a piangersi addosso, ma si reinventa totalmente.

Insomma, Amici Come Prima inizia come era finito Simpatici e Antipatici.

 

Questo mi fa da subito ben sperare, perché, oltre a questa impostazione narrativa, De Sica mette subito in chiaro che, tecnicamente, sa dove piazzare una macchina da presa.

 

Amici Come Prima inizia, infatti, con un lungo piano sequenza nei titoli di testa che continua anche dopo che questi si sono esauriti, introducendoci nel mondo del protagonista.

Un piano sequenza per niente gratuito: non uno sfoggio di tecnica fine a se stesso, ma un movimento di macchina messo al servizio della narrazione.

 

Già con questi due primi elementi De Sica mi aveva comprato. Bastava veramente così poco, perché non ero andato al cinema con l’aspettativa di vedere un film di Billy Wilder.

Per me il film era portato a casa, il resto sarebbe stato tutto in discesa.

Ma non avevo fatto i conti il rovescio della medaglia.

 

 

[Fino a qui, tutto bene]

 

Bisogna fermarsi un attimo e parlare dell’elefante nella stanza. 

Massimo Boldi.

 

C’è chi dice che avrebbe dovuto ritirarsi una ventina d’anni fa. Per me non avrebbe dovuto cominciare proprio.

Boldi è chiaramente una persona che non ha amici che gli vogliono bene, perché non posso credere che chi gli sta vicino non lo faccia desistere dal comparire in video.

 

La sua comicità è sempre stata insostenibile, ma col tempo è riuscito a peggiorare. In questo film impersona il vecchio padrone milanese della catena di alberghi Colombo, un erotomane con i capelli finti e dotato di una pompetta idraulica che permette al suo pene disfunzionale di andare in erezione.

Un uomo che non vuole mollare il comando dell’azienda di famiglia alla figlia stronza, e che passa tutto il giorno nella sua villa circondato da escort.

 

Vi ricorda qualcuno?

 

 

[Buonasera, sono Massimo Boldi]

 

 

Mettere in scena una parodia di Silvio Berlusconi è impossibile.

 

Per il semplice fatto che è lui stesso un archetipo narrativo, è una maschera della commedia dell’arte: Pantalone, il vecchio mercante ricco che insedia le giovani innamorate, le cortigiane e le servette. È un personaggio che ha più di cinquecento anni, popolare a tal punto che all’alba del terzo millennio gli è stato consegnato in mano uno degli otto paesi più industrializzati del mondo.

 

Fare la parodia di un carattere simile vuol dire renderlo farsesco, se a farlo poi è Massimo Boldi, con il suo repertorio di faccette del c***o, battute stantie e gag da avanspettacolo, si rischia di violare la Convenzione di Ginevra.

 

Quando Boldi è in scena finisce che ti immedesimi sempre con il cattivo.

Il suo personaggio, infatti, viene giustamente trattato da tutti come un coglione, e questa cosa dovrebbe muovere a pietà lo spettatore, ma in realtà gli fa provare sollievo, in quanto sembra folle l’idea che qualcuno possa solidarizzare con lui.

 

Ma tant’è, e la storia va avanti con De Sica, ormai disoccupato, che per soddisfare la moglie avida e il figlio aspirante rapper, si mette a cercare lavoro. Dopo vari tentativi andati a vuoto, in cui timidamente viene criticato il fatto che non ci sia più spazio nel mercato del lavoro per quelli di mezza età e per i neolaureati, il nostro scopre che il vecchio rincoglionito sta cercando una badante.

La paga è buona, quindi Cesare Proietti decide di diventare Lisa Sandrelli e diventare la dama di compagnia del suo ex padrone.

Da qui nasce l’amicizia e la storia va come ci si aspetta che vada dal primo minuto.

 

 

[Rose, la senti la presenza?]

 

 

De Sica si porta a casa il film di mestiere, la sua recitazione è credibile perché fa l’istrione, ma riesce a tenersi a freno.

La volgarità è contenuta, a parte un momento veramente greve dove un Boldi da TSO cerca di farsi fare un massaggio con happy ending dal De Sica badante.

L’omosessualità è sì stereotipata, ma non è macchiettistica, anche se manca un vero ruolo femminile moderno.

La sceneggiatura, seppur priva di invenzioni originali, è onesta, e il film nel suo complesso scorre.

Rispetto a Simpatici e Antipatici, però, si sente la grande mancanza di un cast di comprimari di razza che fanno il lavoro sporco.

 

In quel film, per esempio, c'erano Alessandro Haber, Leo Gullotta, i compianti Riccardo Garrone, Angelo Bernabucci e addirittura Gianfranco Funari, che all'epoca fu al centro di polemiche che hanno influito sull'esito negativo del film al botteghino, perché il suo personaggio assomigliava troppo a Cesare Previti.

Attori che sicuramente avrebbero reso il tutto più divertente e godibile.

 

Purtroppo il film non raggiunge la sufficienza, e lo dico a malincuore perché De Sica tecnicamente sa dirigere, però Boldi non è più ammissibile nel consesso civile cinematografico. Per non parlare poi della fotografia, che è da fiction di Canale 5.


Prima di andare al cinema mi era capitato di vedere in televisione il promo della Dottoressa Giò e aveva la stessa luce.

Se si vuole fare il cinema oggi, in cui queste situazioni così sciatte sono state sdoganate come tali e ampiamente perculate, non è più perdonabile una fotografia del genere.

A parte questo, però, sicuramente mi sono divertito di più di molta commedia ruffiana finto progressista che viene prodotta. La comicità, esclusa quella di Boldi, un sorriso lo strappa quasi sempre, e quando non lo fa, comunque non è irritante.

Per il futuro confido in un salto di qualità da parte di De Sica.

Il terreno è fertile, solo che al momento viene concimato ancora con troppo letame.

 

 



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7 commenti

Dale Cooper

6 mesi fa

Non capisco come si possa ogni anno produrre questo tipo di film senza un minimo di novità, anziché aiutare giovani registi con poco budget e tante idee innovative...

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Federico Rossato

6 mesi fa

"Quando guardi a lungo nell'abisso degli occhi di Boldi, l'abisso degli occhi di Boldi ti guarda dentro" - Friedrich Wilhelm Nietzsche

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René Ferretti

6 mesi fa

Premettendo che non ho visto il film, gli elogi alla regia di De Sica vanno misurati tenendo conto del fatto che sia stato affiancato dal figlio che, giustamente, non ha voluto farsi accreditare ma che probabilmente ha influito tanto alla buona riuscita del film dal punto di vista registico.

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Davide Sciacca

6 mesi fa

Penso che tu abbia colto il punto di cui sono convinto da un sacco di tempo: De Sica come attore e come regista ci saprebbe fare, ma ha scelto questa strada per la vil pecunia (e forse anche per reazione alla figura del padre, chi lo sa). Boldi... sa fare solo questo. Complimenti per il coraggio di averlo visto. Chissà che a 67 anni non ci sia ancora spazio per un film che lasci una memoria diversa di De Sica.

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ZERO

6 mesi fa

Ti faccio un applauso, non solo per aver scritto una recensione seria e sincera (molti altri ne avrebbero approfittato solo per dare addosso ai cinepanettoni) ma soprattutto per aver avuto il coraggio, ai limiti del masochismo, di andare a vedere un film del genere (in sala per giunta), io non l'avrei fatto neanche se mi avessero pagato il biglietto!

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Yuri Pennacchi

6 mesi fa

Se si fa attenzione si può vedere il vuoto più assoluto dietro agli occhi di Boldi. Ormai è un fantoccio senza neanche un'imbottitura all'interno mosso non si sa da quale sforza oscura. I "tormentoni" che formano le sue battute vengono ormai ripetuti senza neanche l'ombra del minimo impegno

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Eros Biazzi

6 mesi fa

De Sica sarebbe un ottimo attore e regista, se solo volesse farlo come si deve. Evidentemente non ne ha voglia né la necessità. Perché fare film mediocri, se non scarsi, gli basta per "portare a casa la pagnotta". Un vero peccato.

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