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Cyrano - Recensione: l'incontro tra anima, corpo e materia

Una delle particolarità del Cinema di Joe Wright, ancor prima del suo Cyrano, è sempre stata l’ibridazione artistica. 

 

Fin dagli esordi nel mondo del lungometraggio il regista inglese è riuscito a prendere ispirazione dalle parole degli autori del passato senza copiare né stravolgere le opere originali, attingendo piuttosto alla Storia dell’arte e all’immaginario fiabesco, spingendo la sua filmografia in molteplici direzioni.

 

L’incontro tra Cinema e Letteratura nelle sue produzioni è sempre stato una preziosa chiave di lettura del mondo, tesa alla modernizzazione dei sentimenti universali e alla conservazione dell’essenza immutabile di certe emozioni.

 

Questo approccio nutre anche il suo ultimo Cyrano, ennesimo adattamento della commedia in cinque atti di Edmond Rostand - dopo quelli firmati da Augusto Genina, Michael Gordon e Jean-Paul Rappeneau - e ispirato al musical off-Broadway del 2018 di Erica Schmidt, interpretato da Peter Dinklage (Il Trono di Spade) e Haley Bennett (Le strade del male) e musicato dai The National (Aaron e Bryce Dessner).

 

[Il trailer ufficiale di Cyrano]

 

 

La storia è sostanzialmente la stessa: Cyrano non riesce a confessare il suo amore a Rossana (qui amica d’infanzia anziché cugina) e finisce per aiutarla a concretizzare l’utopia della sua passione per Cristiano, un cadetto sconosciuto di cui si è improvvisamente invaghita.

 

Contemporaneamente il conte De Guiche (Ben Mendelsohn) sottopone ad estenuanti pressioni la giovane donna, esortandola a sposarsi con lui per entrare a far parte della nobiltà.

 

Nel film di Wright, Cyrano - che non ha più il difetto del naso, bensì quello dell’altezza - conserva le medesime caratteristiche delle rielaborazioni precedenti: è un esperto spadaccino di grande fascino ed eloquenza che colpisce i nemici con abilità fisiche e verbali, sferrando colpi di spada, di lingua e impegnandosi in agili mosse e acrobazie ragionate.

 

Dall’altro lato egli è anche un eccelso poeta, un’anima profondamente malinconica e autore di meravigliosi componimenti che, tuttavia, faticano a trovare una voce.  

 

 

[Peter Dinklage e Kelvin Harrison Jr. nella scena del film che precede il brano Someone to Say]

 

 

Nel film la fusione tra musica e parole si inserisce all’interno di un’avvolgente narrazione continua, facendosi parafrasi della stessa impossibilità di parlare.

 

Ciascuna parola produce un significato preciso scavando nell’animo umano, elevando ciascun personaggio a uno stato di sublimazione onirica e trasformando il mutismo in una successione di battute monotonali e un semplice scambio di lettere in una passionale notte d’amore.

 

In Cyrano i sentimenti si manifestano nei dettagli e nascono da semplici riflessi, scorci appena visibili, all’interno di un perfetto equilibrio cromatico ottenuto grazie ai colori pastello della fotografia di Seamus McGarvey, alla cura di Sarah Greenwood per la scenografia e agli splendidi abiti teatrali di Massimo Cantini Parrini.  

 

L'atmosfera del film è magica e vi partecipa attivamente l’armonia del montaggio e dei movimenti di macchina che seguono, come in una danza, il trasporto emotivo e incontrollato dell'impeto amoroso.

 

 

[Una scena del film con Haley Bennett in cui si esprime tutta l'artigianalità dell’impianto di Cyrano]

 

 

L’incipit fondamentale del film, che precede il duello tra il lacchè del conte De Guiche e Cyrano, è una perfetta rappresentazione dell’approccio raffinato di Wright e ci parla dei ricordi d’infanzia del regista, il quale mosse i primi passi all’interno del teatro di marionette dei genitori.  

 

Il duello stesso è una performance che Cyrano dedica alla sua amata, nella speranza che ella possa notarne l’audacia e il coraggio.

Una lotta che diventa presto un balletto tragicomico, incalzato da una sorta di recitar cantando e destinato a terminare con la morte.  

 

Pur focalizzandosi sull’astrattezza delle sensazioni umane, Cyrano resta un film che rappresenta la materia, la carne e l’attrazione erotica sotto forma di angeliche poesie d’amore.

 

A interessare Joe Wright sono allora i primi piani, gli sguardi in macchina e l’uso simbolico della gestualità: i respiri, le mani che si toccano, i tessuti che sfregano fra loro, l’inchiostro sui fogli di carta e le bocche che si sfiorano per la prima volta.

 

[L’entrata in scena di Peter Dinklage che precede il duello citato]

 

 

Peter Dinklage è un protagonista eccezionale, in grado di trasmettere l’energia vibrante della passione attraverso la timidezza di uno sguardo o il silenzio di una voce rimasta nell’ombra della vergogna. 

 

Le sue espressioni raccontano il dolore, l’orgoglio, l’egoismo e la gelosia di un uomo distrutto - e allo stesso tempo tenuto in vita - dalle fiamme di un amore non corrisposto.  

 

Il personaggio di Cyrano è di fatto chiuso tra due fuochi: vuole che la sua anima viva nel corpo di Cristiano per poter godere, anche se in piccola parte, dell’amore della splendida Rossana, qui rappresentata in tutte le sue contraddizioni.  

 

Wright sceglie infatti di mettere in luce l’eleganza della protagonista femminile interpretata da Haley Bennett ma anche la sua natura di donna intransigente, avventata e sprovveduta.  

 

Allo stesso modo, Cristiano, un personaggio complesso da rappresentare che rischia di rimanere confinato nel vuoto cosmico dell'inconsistenza a causa della sua apparente semplicità, è tinto di tutte le sfumature necessarie alla sua riuscita, grazie anche al contributo attoriale - e canoro - di Kevin Harrison Jr. (Il processo ai Chicago 7).

 

[La celebre scena del balcone rielaborata da Joe Wright]

 

 

Cyrano è dunque un musical che si diverte a mescolare linguaggi, manipolando l’opera letteraria di partenza per trasferirla in una nuova e moderna forma.

 

Un musical a cui manca forse un po’ di coraggio, ma che riesce a tratteggiare distintamente l’essenza della commedia di Rostand, rielaborata secondo canoni insoliti e originali.  

 

Wright mette in scena un Cinema dello sguardo, del sospiro e della parola taciuta che narra di sentimenti al di là del tempo e dello spazio, sullo sfondo di una location caratteristica - Noto, Sicilia - costituita da paesaggi antichi e tradizionali.  

 

Allo stesso tempo il regista riesce a riportare in vita una storia universale, fatta di fragilità e incertezza, su un palcoscenico esistenziale e all’interno di un immenso e gigantesco teatro della vita.

 

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