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La fiera delle illusioni - Nightmare Alley - Recensione: chi è l'appeso?

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley di Guillermo del Toro è arrivato nei cinema italiani mentre in patria sta per ritornare in sala nella versione in bianco e nero, dopo una strategia di lancio criminale. 

 

Metto in una scatola le questioni distributive e vi parlo unicamente de La fiera delle illusioni - Nightmare Alley, film tratto dal romanzo omonimo del 1946 scritto da William Lindsay Gresham e portato al cinema nel 1947 da Edmund Goulding

 

Cosa ne penso dell’ultima fatica di Guillermo del Toro? 

 

[Trailer internazionale de La fiera delle illusioni - Nightmare Alley]

 

 

L’era del noir e dei giochi di prestigio

 

Siamo nel 1939, gli uomini vestono sempre in giacca e cravatta e non esiste capello fuori posto.

Le sigarette sono il collante della collettività e il proibizionismo è ormai sbiadito, lasciando spazio a una società roboante verso la costruzione dei miti alla base del sogno americano, che fa del consumo di superalcolici in bicchieri di cristallo Art déco un gesto di raffinata eleganza. 

 

Il noir prende piede regalando al Cinema miti immortali e storie il cui fascino risiede nel poter raccontare allo spettatore sfumature di nero appassionanti, drammatiche, truci e legate a tutti quegli angoli bui e alla decadenza che quella società non metteva mai in primo piano.

 

Detective disillusi, poliziotti, boxeur disperati, criminali di mezza tacca e derelitti di ogni specie e forma sono i protagonisti del noir.

Maschere imperfette, dotate di un magnetismo che Hollywood ha rubato all’origine francese e riconfigurato a sua maniera, attraendo il pubblico con queste figure, le loro mancanze, le loro affascinanti battute sardoniche, il loro amore per le sigarette, le donne e il mistero. 

 

Siamo alla fine degli anni ‘40 e gli USA, contrariamente agli europei, non sanno cosa sia la guerra e ciò rende molte loro storie un po' ingenue per chi ci andrà. 

 

In questo contesto prende forma La fiera delle illusioni - Nightmare Alley, un neo-noir che ci racconta la spirale di Stanton “Stan” Carlisle, un protagonista che si prende la scena in silenzio, emergendo da una premessa che è un cadavere avvolto in coperte logore e lasciato a una drammatica cremazione sotto il pavimento di una casa in mezzo al nulla.

 

Sembra l’immagine di un romanzo di Cormac McCarthy più che un racconto hardboiled di Raymond Chandler come Il grande sonno.

 

 

[De La fiera delle illusioni - Nightmare Alley non si butta via nemmeno un frame]

 

 

Di noir e neo-noir al Cinema se ne vedono sempre meno: la formula di queste storie, spesso volutamente sconclusionate nel loro incedere, ha perso il centro del palcoscenico nonostante il pubblico sembri affamato di racconti intricati, decadenti, marci, oscuri e non sempre a lieto fine. 

 

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley rappresenta per Guillermo del Toro l’ennesimo esperimento cinematografico rispetto alla sua poetica e una scommessa rispetto a quelli che sono i gusti dello spettatore pop in questo momento storico. 

 

Un po’ come ha fatto Edgar Wright con Ultima notte a Soho, un film che insegue il thriller inglese anni ‘60 fondendo mistero e genere, lontano da tutto quello che il pubblico si sarebbe potuto aspettare dalla mano di un regista così pop e riconoscibile. 

 

Il cineasta messicano ha sempre accarezzato il Cinema di genere prediligendo il fantastico, dando spazio alle sue creazioni e alla sua immaginazione, mescolando orrore classico e innovazione.

I vampiri del suo Blade II sono poi diventati un riconoscibile segno della sua poetica, portata anche nell’adattamento di The Strain, serie TV trasposizione del libro scritto a quattro mani dallo stesso del Toro e Chuck Hogan.

 

Dopo aver toccato il gotico con Crimson Peak ed essere tornato al suo personale concetto di favola con La forma dell’acqua, con La fiera delle illusioni - Nightmare Alley Guillermo del Toro entra nel neo-noir, mettendo in un cassetto i suoi mostri, il suo amore per il fantastico, le sue macchinazioni che guardano ad altri mondi e le immagini spettrali per concentrarsi sull’uomo, i suoi demoni, le sue illusioni, le bugie, i tradimenti, i peccati e trovando il gusto del beffardo. 

 

Il noir, in senso ampio, è un genere perfetto per parlare allo spettatore degli angoli più oscuri dell’essere umano, giocando con il crime, il giallo, il mistero utile a trascinare il protagonista in una spirale di eventi il cui piano è nelle mani di chi disegna il nostro destino.

Potremmo anche essere così illuminati da leggere tra le righe degli eventi, ma cosa ci colpirà e come verremo colpiti rimane il mistero più affascinante.

 

Soprattutto perché diventa una morale utile a scoprire cosa lavora nervosamente le pulsioni al centro del racconto. 

 

 

[Il primo atto de La fiera delle illusioni - Nightmare Alley è pregno di significati molto importanti per la narrazione del film tanto quanto per l'espressione dell'immaginazione di Guillermo del Toro]

 

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley non fa eccezioni e Guillermo del Toro, adattando in sceneggiatura con Kim Morgan il libro di William Lindsay Gresham, dipana il suo racconto più oscuro e crudo della sua carriera.

 

Lo priva di luce e lo riempie di pioggia, cieli plumbei, neve, notti buie, gli dona un ampio respiro appassionante contraddistinto da tutti i punti nevralgici rappresentativi del noir. 

 

Abbiamo il doppio: la mora e angelica Molly di Rooney Mara, unica parte puramente bianca, contrapposta alla bionda e suadente Dottoressa Lilith Ritter di Cate Blanchett (chissà se il nome è una simpatica coincidenza o meno). 

 

Abbiamo un protagonista ossessionato da luci e ombre: lo Stanton Carlisle di Bradley Cooper è fin da subito ambiguo, vicino allo spettatore con le sue solari e brillanti ambizioni eppure arso vivo dal fascino proibito verso poteri che l’uomo non dovrebbe stringere tra le mani.

 

Lascerete il cinema con molte domande riguardo Stanton Carlisle, non a causa di qualche forma di scrittura pigra, ma perché come diceva Billy Wilder non bisogna dire tutto al pubblico e si rende necessario lasciargli gli elementi necessari per mettere insieme le conclusioni riguardo certi aspetti della storia.

 

Il pubblico non è stupido e non va trattato come tale: La fiera delle illusioni - Nightmare Alley lo rispetta, trascinandolo nei suoi significati e nel suo tessuto narrativo. 

 

 

[La fiera delle illusioni - Nightmare Alley ha una carica mistica apparente tanto quanto una di concetto molto interessante... vi lavorerà dentro]

 

 

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley racconta quindi una vicenda la cui moralità va ricercata nelle ombre di una società che passa dai trucchi di un circo alle bugie del mondo civilizzato fatto di uomini e donne ben vestiti chiusi in luoghi di potere, ingenuità ed egoistiche speranze.

 

Chi è davvero innocente?

Chi è colpevole? Chi è puro? 

Chi è da compatire?

Chi è derelitto e chi è appeso? 

 

Nel film di del Toro, come in ogni buon noir, tutto si mescola e tutto è mutevole: persino la stessa poetica del regista, qui apparentemente lontana da qualsivoglia elemento fantastico, in un modo o nell’altro trova la sua strada verso misticismi affidati alle carte e all’universo.

Come trova anche la via per raccontare i freaks di Ron Perlman, Toni Collette, Mark Povinelli e Willem Dafoe

 

Guillermo del Toro gira un film che lungo i suoi 150 minuti si prende il tempo per gestire i personaggi e lasciar navigare il protagonista verso gli alti palazzi Art déco e le ville imponenti, dove riposano tutte le cose che forse non dovremmo desiderare mai.

 

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley mi ha conquistato dall’inizio alla fine grazie alla capacità di Guillermo del Toro di giocare in sottrazione, dando moltissimo con una messa in scena che non usa CGI, riportando con rara bellezza la riproduzione della fiera dei giostrai e del finire degli anni ‘30, ma imbavagliando il protagonista nella sua descrizione, lasciando il piacere di raccontarcelo alle sue azioni, i suoi incubi, i suoi movimenti e il modo di riempire la scena studiato da Bradley Cooper. 

 

 

[Ogni scenografia de La fiera delle illusioni - Nightmare Alley è importante e fedele al tempo del racconto] 

 

Guillermo del Toro torna a lavorare con il direttore della fotografia Dan Laustsen, la cui capacità di dare forma alle suggestioni del regista messicano era già visibile ne La forma dell’acqua e in Crimson Peak.

 

In questo film il loro sodalizio è ancora più stretto nel dare alla messa in scena una forza narrativa essenziale e mai superficiale; risulta chiaro come l’accento cada sul dare alla composizione e alle scelte di fotografia una potenza che sia funzionale a sostituire la voce narrante, la solennità delle parole tipiche del noir e di tutto quello che è stato post-Viale del tramonto

 

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley è un neo-noir paradossalmente moderno rispetto al nostro presente cinematografico, dove le parole di dialoghi interminabili riempiono immagini che non raccontano alcunché, dove si prende tempo spiegando concetti astrusi mentre si aspetta che qualcuno faccia esplodere l’azione. 

Guillermo del Toro ha guardato a questo presente vile e viziato dalla sua lontananza dalle miserie - un po’ come quegli Stati Uniti - e lo ha riproposto sul grande schermo con un film la cui cura dell’immagine e delle parole non è mai vacua, trascurabile o inutile. 

 

Lo studio della messa in scena, anche nelle sequenze apparentemente più semplici, non si ferma a cliché visivi né si getta nel più sbrigativo dei compitini; cerca invece sempre una soluzione che sia di movimento non tanto per lo spettatore da intrattenere con la macchina da presa e le sue evoluzioni, quanto per l’incedere della storia e per quello che la storia cerca di dire in quel momento.

 

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley, tuttavia, salvo che una seconda visione mi faccia cambiare idea, per quanto affascinante e per quanto renda essenziali tutti i suoi protagonisti, anche il piccolo ruolo di Holt McCallany, non riesce a sedersi sulla teca dei noir o neo-noir imprescindibili. 

 

Il film ha fascino, carisma, grazia, umanità, freddo, sangue, crudeltà, disperazione, misticismo e molto altro, ma forse non è un Guillermo del Toro ossessionato dal suo racconto a tal punto da creare un nuovo punto zero per la rinascita di un genere nel cuore del pubblico.

 

Sia chiaro: non era per nulla facile e sto imputando a un film ottimo un difetto che è più che altro una mia aspettativa, rispetto a un regista la cui presenza nel mondo del Cinema contemporaneo è per me una benedizione. 

Mi sono inoltre chiesto se la durata sia davvero giustificata per raccontare la storia e credo che troverò la risposta a questa domanda, e forse cambierò idea riguardando il film, solo riguardandolo.

 

Chi può dirlo.

 

 

[Il cast de La fiera delle illusioni - Nightmare Alley non è per nulla un abuso di volti noti di Hollywood: sono tutti magnifici nei rispettivi ruoli]

 

 

La fiera delle illusioni 

 

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley di Guillermo del Toro è una straordinaria visione, un balsamo per un Cinema che sembra aver dimenticato interi generi, filoni, vie del racconto e che gode quasi nel suo essere quasi sempre unicamente opera di consumo istantanea. 

 

Non vedo l’ora di rivederlo per capire molto di più di un film che, come spesso capita con opere di questo tipo, è molto più di quanto si possa percepire al cinema alla prima visione.

Il Diavolo, come una beffa ben orchestrata, sta nei dettagli.   

 

Vi invito ad andare al cinema a vederlo, dato che è comunque quanto di più interessante e vivo troverete in sala o in streaming in questo periodo. 

 

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1 commento

Germano Eredi

5 mesi fa

Sono d'accordo, è un genere che vediamo sempre meno e sempre con meno dedizione nella realizzazione.
Una perla che dovrebbe assolutamente essere vista in sala, nonostante la comodità dello streaming credo che opere del genere ne vengano in qualche modo ferite dalla visione in tv.

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