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Io sono Babbo Natale - L'ultimo saluto di Gigi Proietti

Il 3 novembre uscirà nelle sale italiane Io sono Babbo Natale, film che vede nel proprio cast Marco GialliniBarbara RonchiDaniele Pecci e che soprattutto rappresenta anche il commiato, l'ultimo "saluto cinematografico" di quel gigante che è stato Gigi Proietti

 

L'ultima commedia di Edoardo Falcone, già regista di Se Dio vuole (2015) e Questione di karma (2017), racconta la storia di Ettore (Marco Giallini), un ex ladro appena uscito dalla prigione di Regina Coeli. 

Padre assente e scapestrato, l'uomo conduce una vita turbolenta: non ha grandi ambizioni se non quella di continuare la sua carriera da rapinatore.

 

È così che si ritrova a casa di Nicola Natalizi (Gigi Proietti), un bonario signore che non possiede oggetti di valore ha ma tantissimi giocattoli e un'incredibile rivelazione da fare: “Io sono Babbo Natale!”.

 

Sarà vero?

 

[Il trailer ufficiale di Io sono Babbo Natale]

 

 

Come si può notare dai nomi presenti nel cast, il film gravita intorno alle performance di due degli attori più amati dal grande pubblico italiano.

 

Due interpreti che, di fatto, si può dire siano legati da un rapporto "discepolo/maestro". 

Marco Giallini comincia la sua carriera attoriale nel 1985, a soli 22 anni, frequentando la scuola teatrale La Scaletta, a Roma.

 Gigi Proietti

Negli anni a seguire, grazie alle sue capacità, si guadagnerà la stima e la possibilità di collaborare con grandi registi da palcoscenico quali Adriano VianelloArnoldo Foà ed Ennio Coltorti.  

 

Poi arriva il Cinema con L'ultimo capodanno di Marco Risi, L'odore della notte di Claudio Caligari, fino ai recenti successi di Perfetti sconosciuti e The Place di Paolo Genovese o la serie TV dove interpreta il vicequestore Rocco Schiavone.

 

 

[Gigi Proietti e Marco Giallini in una scena di Io sono Babbo Natale]

 Gigi Proietti

 

Possiamo solo immaginare, dunque, cosa abbia significato per un attore con una forte formazione teatrale confrontarsi con un mostro sacro come Gigi Proietti.

 

L'istrionico protagonista di Febbre da cavallo - oltre a essere cabarettista, scrittore, conduttore televisivo, doppiatore, regista, e musicista - cominciò proprio dal mondo del Teatro, nel 1963, con lo spettacolo di cabaret Can can degli italiani.

 Gigi Proietti

Negli anni di formazione collabora e impara da personalità dello spettacolo che rappresentano parte del nostro patrimonio culturale: Arnoldo FoàGiulietta MasinaGiancarlo Sbragia e Andrea Camilleri.

 

"Per mantenermi agli studi di recitazione cantavo nei night club. Cominciavo alle 10 di sera e finivo alle 4 del mattino, uscivo fuori con un collo gonfio [...]. Non c'era misura di camicia che tenesse: ce voleva un copertone.

La mattina frequentavo le lezioni, il pomeriggio provavo all'Ateneo, la sera cantavo nei locali notturni.

Gli esami non finivano mai"

Gigi Proietti

 Gigi Proietti

Tuttavia, gli esordi del talento trasformista romano non sono solo musica e risate: nel corso degli anni successivi, che rappresentarono il suo boom artistico, prende parte a produzioni tratte da Aristofane, Alberto MoraviaWitold Gombrowicz.

 

[L'indimenticabile sketch teatrale della telefonata]

 

 

Nel 1964 arriva, inevitabile, l'esordio cinematografico sotto la direzione di uno dei padri della Commedia all'italiana, Ettore Scola, con una piccola parte in Se permettete parliamo di donne.

 

Con gli spettacoli A me gli occhi please, Come mi piace, Leggero leggero si conquista l'apprezzamento di Federico Fellini (che inizialmente lo voleva come protagonista del suo Casanova) ed Eduardo De Filippo.

 

Dopo questo breve cameo, il successo di Gigi Proietti è semplicemente inarrestabile: lavora con Alessandro Blasetti, Mario Monicelli, Luigi Magni, Steno, Elio Petri, Alberto Lattuada, Pupi Avati, Sergio Corbucci e altri registi indimenticabili che formano un elenco apparentemente infinito.

 

Ma le collaborazioni eminenti non si limitano alla sola Italia, visto che Gigi ha la bravura necessaria per incontrare il favore di Sydney Lumet che lo vuole sul set del suo La virtù sdraiata (1964).

Robert Altman lo fa recitare insieme a Vittorio Gassman in Un matrimonio (1978) e Ted Kotcheff lo dirige - insieme a George Segal, Jacqueline Bisset, Robert Morley, Philippe Noiret, Jean Rochefort - nella commedia Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d'Europa.

 

Fra i più recenti cimenti cinematografici è impensabile non citare la sua parte di Mangiafuoco, nel colorato e fiabesco Pinocchio firmato da Matteo Garrone.

 

L'impegno e l'amore di Gigi Proietti per il mondo della cultura tutto non si ferma ai soli Cinema e Teatro. Negli ultimi anni della sua carriera collaborò anche con Alberto Angela per Ulisse - Il piacere della scoperta, dove nella stagione 2019/2020 partecipò come ospite e narratore.

Chi dimentica poi lo straordinario lavoro fatto in fase di doppiaggio per dare vita al Genio di Aladdin?

 

[Una splendida clip dove Gigi Proietti racconta il lavoro fatto su Aladdin, dove raccolse il pesante testimone di Robin Williams, voce originale del simpaticissimo Genio della lampada]

 

 

"Uomini come lui difficilmente ci lasceranno mai: incontrarlo è stata una fortuna, dirigerlo un onore"

 

Con queste parole Edoardo Falcone - regista di Io sono Babbo Natale - ha voluto ricordare Gigi Proietti, uno degli showman più grandi che l'Italia abbia mai generato.

 

L'attore romano, scomparso un anno fa, il 2 novembre 2020, è stato un artista "a tutto tondo" impossibile da dimenticare, un uomo buono e gentile apprezzato da tutti, pieno di entusiasmo, allegria e grande umorismo.

 

Io sono Babbo Natale, distribuito nelle nostre sale da Lucky Red a partire dal 3 novembre, sarà il suo ultimo saluto, "un fischio maschio senza raschio", al pubblico italiano che lo ha amato per oltre cinquant'anni di onorata carriera.

 

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