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Words Bubble Up Like Soda Pop: Recensione - Cedrata Lo-Fi

Parlare di Words Bubble Up Like Soda Pop mi mette in estrema difficoltà, perché rientra nello spettro di quei film capaci di toccare una parte della propria emotività difficile da tradurre al prossimo.

 

Sospesi in una bolla si vaga da un umore all’altro senza afferrarne mai davvero uno e improvvisamente ci si rende conto di essere adolescenti senza alcuna percezione del proprio tempo e spazio, estranei al presente, impermeabili al futuro e oppressi dalla percezione di un mondo che cerca costantemente di soffocarci.

 

Lo sguardo si posa su un cielo davvero troppo azzurro, un'erba verde fluorescente, il tramonto la sera è innaturalmente arancione e sfuma verso il rosa acceso di un’insegna al neon posata sull’orizzonte dietro i palazzi.

I lampioni esplodono di luce gialla e bianca a stella, la nostra ombra è infinitamente lunga e totalmente estranea all’idea di volersi staccare da noi.   

 

La musica suona sempre, l’aria corre fredda sulla pelle mentre sfrecciamo in sella a uno scooter, i polmoni non conoscono la fatica quando si corre a perdifiato e ogni emozione sembra sempre nuova, gigantesca, ingombrante, così potente da prendere il sopravvento su ogni decisione con una disarmante facilità.

Siamo puro instinto, emozioni di mescalina.

 

L'incrocio di sguardi con una ragazza è come una saetta che irrigidisce i muscoli e ci lascia poi le gambe molli.

Lo sfiorarsi delle dita è una reazione a catena adrenalinica.

Un bacio fa la differenza tra il sentirsi vivi per la prima volta e non aver mai vissuto davvero.   

 

L’adolescenza è il periodo che l’essere umano arriva a rimpiangere di più in assoluto, perché esposto al primo impatto con le emozioni molto complesse senza preconcetto alcuno, emotivamente nudo, ingenuo e armato di un vigore che non tornerà mai più. 

 

Essere adolescenti è come essere perennemente sotto l’influenza di droghe psicotrope che amplificano ogni impulso registrato dal cervello e, forse, per questa ragione il regista di Words BBubble Up Like Soda Pop Kyohei Ishiguro ha deciso di dare al suo film un impatto visivo che fosse quanto più possibile rappresentativo di questa sensazione.   

 

Words Bubble Up Like Soda Pop Words Bubble Up Like Soda Pop Words Bubble Up Like Soda Pop

 

Non che il titolo, per me il migliore del 2021 e forse uno dei più suggestivi in assoluto, non faccia già molto nell’aprire le percezioni dello spettatore a quanto offerto dalla trama della sceneggiatura di Dai Satô.  

 

L’animazione, ibridata con tecniche 3D, oscilla tra momenti in cui quanto presente a schermo è ricco e vibrante e altri in cui diventa più stilizzato e, in alcune scelte, sciatto.

Eppure l’impatto d’insieme riesce a funzionare grandiosamente per catturare e parlare alla nuova generazione lo-fi hip hop.   

 

"Words Bubble Up Like Soda Pop", ti ripeti mentalmente guardando i frame avvicendarsi sullo schermo, tutto assume sempre più senso mentre la trama, nella sua semplicità, ti trascina dentro l’umore del racconto.   

 

Cherry è un ragazzo estremamente timido, protetto dalle sue cuffie wireless e capace di comunicare unicamente attraverso i suoi Haiku, il linguaggio da lui prediletto e poetica utile a semplificare le complesse emozioni che scuotono il suo animo, mentre guarda il mondo che lo circonda.

 

Smile è una giovane influencer che, paradossalmente e in linea con una certa cultura di stampo asiatico, nasconde dietro una mascherina i suoi adorabili denti sporgenti.

Un ragazzo introverso a confronto con una ragazza estroversa, specchio del nostro tempo fatto spesso di immagini che trasmettono in diretta una realtà bidimensionale atta ad evitare ogni complessità. 

 

Cherry sintetizza il suo sguardo con Haiku che non vuole recitare per nessuno.

Smile condivide la sua giornata con una moltitudine alla quale non vuole mostrarsi completamente.   

 

 

[I due protagonisti di Words Bubble Up Like Soda Pop]

 

Il film è una storia d’amore che visse due volte: una suona da un passato fatto di un autentico frusciare di giradischi e una ne è il suo riverbero digitale.

 

La low fidelity di una vecchia canzone da ballare ancora una volta per superare le proprie timidezze e mostrarsi al prossimo quanto più onestamente possibile, celebrando l’amore e la bellezza come esperienze intime, personali e il cui significato universale è spesso ricalibrato dalla persone e dalle proprie storie.   

 

Words Bubble Up Like Soda Pop è un film leggero, estivo, privo di intricate ed enfatiche ambizioni narrative (scordatevi Makoto Shinkai, per capirci), accordato sulle vibrazioni di una romantica schiettezza adolescenziale dall’impatto visivo interessante, seppur non sempre al meglio del proprio potenziale.

 

Perché guardare Words Bubble Up Like Soda Pop? 

Perché ogni tanto è bello ricordarsi di essere stati ingenui e realizzare che il mondo non è finito da quando il nostro tempo di essere adolescenti è passato.

 

Se invece siete oggi degli adolescenti dovreste guardarlo per trovare la chiave e la voce per superare l’ostacolo che vi divide dalla possibilità di scoprire chi siete e quello che vi serve. 

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