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La Fracture: il Paese spaccato - Cannes 2021 - Recensione

La Fracture è il nuovo film della cineasta francese Catherine Corsini, in concorso alla 74ª edizione del Festival del Cinema di Cannes. 

 

Quasi interamente girato all'interno di un ospedale parigino, La Fracture del titolo è da subito evidentemente simbolo di più realtà: la fumettista Raf (Valeria Bruni Tedeschi) è appena stata lasciata dalla compagna Julie (Marina Foïs) e si trova al pronto soccorso dopo una brutta caduta dove si è rotta un gomito, il camionista Yann (Pio Marmaï) è invece vittima della granata dei celerini francesi, chiamati a sedare una manifestazione dei Gilet Gialli dove si trovava anche Yann.  

 

 

 

La regista sceglie di raccontarci le differenti fratture che esitono oggi in Francia con un tocco divertito e spietato allo stesso tempo. 

 

La Fracture è infatti quella fisica del personaggio di Bruni Tedeschi, quella sentimentale della sua storia d'amore, quella sociale dove sembra ormai incolmabile la distanza tra il proletariato che chiede più diritti e la sinistra benestante e salottiera che dice di comprendere la loro rabbia ma poi resta ferma, quella più allargata tra i Gilet Jaunes e la polizia, quella tra il diritto alla salute di ogni cittadino e l'inadeguatezza delle strutture ospedaliere, sotto dimensionate e con orari assassini per medici e infermieri. 

 

 

[La Fracture - © CHAZ Productions]

 

Il film però non calca mai la mano e al contrario racconta tutto con estrema leggerezza e una costante vena di ironia e umorismo, lato affidato soprattutto all'esuberanza di Valeria Bruni Tedeschi - anche se va detto che sembra quasi ormai essere schiava di personaggi simili - e al suo confronto con gli altri personaggi dell'opera, al punto di toccare a volte punte di vera e propria comicità slapstick fatta di cadute, scontri fisici e incidenti, con un montaggio serrato e interpreti che recitano battute ad alta velocità. 

 

I messaggi de La Fracture sono spudorati ed evidenti tanto quanto il soffitto di una sala d'attesa che cade addosso ai pazienti ed è forse questa eccessiva semplicità, che a tratti pare trasformarsi in superficialità, a far sì che il film non affondi come forse dovrebbe soprattutto nel secondo atto, a mio avviso troppo appoggiato su situazioni ormai già consolidatesi e che quindi iniziano a diventare ridondanti. 

 

 

[La Fracture - © Carole Bethuel, anche la cover]

 

 

Corsini però si riscatta con un finale che non tradisce quanto visto fino a quel momento, un epilogo in cui chi ha la vita facile vince e chi deve lottare, invece, si troverà a farlo ancora.

 

In un periodo storico di finali hollywoodiani accomodanti, scritti e realizzati per soddisfare le voglie di riscatto del pubblico, è stato un bel colpo ritrovarsi strattonati verso la realtà, fatta di cose radicate che non cambiano per venirci incontro alla bisogna e di - purtroppo - insanabili ingiustizie sociali e privilegi che non si spostano di un metro. 

 

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