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Annette: amore, musica e morte - Cannes 2021 - Recensione

Annette di Leos Carax dà inizio alla 74ª edizione del Festival del Cinema di Cannes: dopo l'edizione 2020 saltata per via della pandemia quella del 2021 inizia dunque con un film praticamente perfetto per l'occasione. 

 

Annette è a pieno titolo un'opera post-Holy Motors - film che Leos Carax aveva portato a Cannes 9 anni fa - ed è una rock opera che funge da pretesto per parlarci del ruolo dell'attore, dello spettacolo, della rappresentazione, del dualismo tra personaggio e persona attraverso la storia d'amore di due personaggi che recitano per vivere.

 

[Il trailer internazionale di Annette, film di apertura della 74ª edizione del Festival di Cannes]

 

 

I protagonisti di Annette sono infatti Henry McHenry e Ann Defrasnoux: il primo interpretato da Adam Driver è un performer che mescola stand up comedy provocatoria a canzoni cantate dal vivo, la seconda invece ha il volto e il corpo di Marion Cotillard ed è una stella della lirica. 

 

Annette parte con un piano sequenza cantato - il film non è propriamente un musical in quanto tale, ma la musica è presente lungo tutte le 2 ore e 20 minuti di durata - dove vediamo lo stesso Leos Carax che chiede ai due Sparks, autori della colonna sonora, se si può partire. 

 

"So May We Start?" 

Possiamo iniziare?  

 

Il film dichiara quindi da subito la propria natura e la propria identità: ciò che stiamo per vedere è un simulacro e non è reale, è una figura dipinta da grattare con l'unghia per vedere meglio cosa si nasconde sotto. 

 

 

[Henry e Ann: Driver e Cotillard in Annette sono "la" coppia]

 

 

Come sempre nel Cinema di Carax i colori e la fotografia - di Caroline Champetier, alla quarta collaborazione con il regista - assumono un aspetto fondamentale: in Annette le tinte si appiccicano addosso ai protagonisti e li seguono e rappresentano lungo tutta la pellicola, con il verde che caratterizza il personaggio di Driver e il rosso quello di Cotillard.

 

In questo modo quando uno dei due non è presente in scena lo è comunque in altra forma, un vestito, un oggetto o una luce colorata. 

 

Se in Holy Motors la riflessione dell'autore verteva più sui mille volti dell'attore-interprete in Annette Carax decide di spingere su due soli tasti: il personaggio pubblico e quello privato. 

 

Dove si pone la linea di demarcazione tra ciò che siamo agli occhi degli altri e ciò che invece sappiamo essere nel nostro intimo? 

Chi intorno a noi ci conosce davvero così bene da riuscire a distinguere le due cose? 

 

Siamo noi stessi in grado di capire la differenza e la distanza che separa il reale dal rappresentato? 

 

 

[Non è una novità, ma in Annette Adam Driver è davvero straordinario]

 

 

Henry provoca il proprio pubblico con degli show volutamente eccessivi e litigiosi mentre nel privato sembra essere invece un inguaribile romantico, un uomo che vede la propria compagna come una regina, una dea, la perfezione fatta donna. 

 

Più volte ripete che il suo spettacolo e i ruoli interpretati da Ann all'Opera si possono ridurre a due parole: laughing and dying, ridere e morire. 

 

L'insieme delle due cose assumerà un'importanza tale nel corso della storia che andrà a fondere i due concetti, in apparenza così agli antipodi ma in fondo alla base della recitazione fin dai primordi. 

 

Ma Henry e Ann non sono soli. 

Annette è infatti il nome della bambina che i due danno alla luce e che dopo un tragico evento che colpirà la famiglia dimostrerà di avere un dono importante e stupefacente; anche la neonata non sfugge alla logica della rappresentazione perché quella che vediamo non è mai una vera bambina, bensì una marionetta di legno, un burattino. 

 

È la rappresentazione di una figlia più che una vera figlia.

Allo stesso modo i sogni e le canzoni cantate dai protagonisti nei rispettivi spettacoli finiscono per rappresentare la loro realtà in un continuo sovrapporsi di piani narrativi e visivi; da questo punto di vista il gusto di Carax per la fantasia portata sullo schermo trova nella forma musical un veicolo più che adatto.

 

Tutto diventa rappresentazione di qualcosa, che sia un pubblico partecipe o una tempesta in mare, una bambina troppo precoce per essere vera o una corsa in motocicletta. 

 

 

[Una delle scene più forti di Annette - Tutte le foto dell'articolo sono © CG Cinéma International; la cover è © Risk]

 

 

La coppia formata da Henry e Ann non comunica allo spettatore il perché stiano insieme, cosa ci sia di così forte da unire due persone così diverse.

 

Il film non ci regala nessun punto di riferimento e va quindi a utilizzare l'oggetto "coppia" solo per raffigurare il concetto di Amore che travalica differenze e demolisce confini, la coppia in quanto micro società formata da due persone che devono per forza confrontarsi e che fin troppo spesso si trovano a scendere a compromessi e a modificare la propria natura in funzione dell'altro, dando inizio alla catastrofe. 

 

Ardua impresa raccontare Annette senza entrare nel dettaglio e ancora più difficile è farlo senza l'aiuto di una seconda, di una terza visione del film che possa dar modo di cogliere tutte le sfumature di un impianto davvero ambizioso che a volte scivola nella magniloquenza. 

Ma il film non assomiglia a nient'altro ed è un'ulteriore prova delle sconfinate capacità interpretative di Adam Driver, che qui più della sua controparte femminile affronta un ruolo complicato e multiforme, riuscendo a dare corpo a un personaggio davvero memorabile. 

 

Annette è una corsa su un ottovolante fantastico, che gioca con il Cinema e la fantasia, che cita Pinocchio e King Vidor, che fa brillare gli occhi e le orecchie degli spettatori e che difficilmente vi farà restare indifferenti. 

 

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